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Sottovalutare la rendicontazione retributiva significa esporre la propria impresa a un rischio finanziario e legale senza precedenti. Le organizzazioni devono ora raccogliere e comunicare dati complessi: non solo il divario retributivo medio, ma anche quello mediano, nonché le percentuali di chi riceve componenti variabili, il tutto diviso in quattro raggruppamenti (quartili) dal più basso al più elevato.
Il legislatore ha fissato una linea rossa: se dai dati emerge una differenza di livello retributivo medio tra uomini e donne pari o superiore al 5% all'interno di una stessa categoria, e questa differenza non è giustificata da criteri oggettivi, scatta un obbligo gravoso. L'azienda avrà solo sei mesi per correggere l'anomalia; in caso contrario, dovrà avviare una "valutazione congiunta" con le rappresentanze sindacali, l'Ispettorato del Lavoro e le consigliere di parità.
In sede giudiziaria, il rischio si moltiplica a causa dell'inversione dell'onere della prova. Se un dipendente presenta anche solo dati statistici che facciano presumere una discriminazione, spetterà all'azienda (e non al lavoratore) dimostrare la propria innocenza in tribunale.
Il servizio di Fòrema, tramite simulazioni e monitoraggio preventivo del divario di genere, permette di analizzare le dinamiche salariali per individuare e disinnescare per tempo le vulnerabilità, proteggendo il bilancio preventivo (con scadenze di comunicazione che partono dal giugno 2027 per le imprese dai 150 dipendenti in su).
Per maggiori informazioni contatta la nostra specialist Chiara Nasci chiara.nasci@forema.it