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Molte aziende partono con dati incompleti: fornitori indiretti, origini non granulari, documenti disallineati. La Roadmap propone una fase dedicata alla mappatura della catena di approvvigionamento e alla valutazione dei rischi ambientali e sociali per definire priorità e interventi mirati.
La Roadmap nasce su 43 casi studio e traduce le evidenze in raccomandazioni “usabili”. È uno dei punti che la rende particolarmente preziosa: non ti dice solo “cosa dovresti fare”, ma come impostare un percorso credibile.
1) Identifica cosa è “materiale” per l’azienda
2) Valuta il rischio
La Roadmap suggerisce anche di verificare se policy e due diligence sono allineate a best practice e aspettative normative, e se l’azienda ha capacità/risorse/partnership sufficienti per migliorare.
Il modello è stato strutturato con un lavoro iterativo tra partner (contributi scientifici e operativi) e validato in più cicli, fino alla versione finale. Questo riduce il rischio di “metodi non applicabili” tipici di linee guida generiche.
Mappa → valuta → prioritizza: senza questa sequenza, la compliance diventa costosa e inefficiente.
La Roadmap traduce casi reali in azioni e domande guida.
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Serve tecnologia già in casa? Non necessariamente: l’importante è impostare il processo e colmare le lacune con strumenti/partner.
Quanto conta la filiera indiretta? È spesso il punto cieco: per questo si parte dalla mappatura e dalle priorità.